Un milione di scale. Le ragazze della Rinascente. Recensione

Tra Milano e memoria: Un milione di scale

Con Un milione di scale. Le ragazze della Rinascente, edito da Neri Pozza, Giacinta Cavagna di Gualdana firma un libro che è insieme romanzo storico, racconto di formazione e omaggio alla città meneghina. Ambientato a Milano, il testo cerca di rispondere a una domanda importante: come nasce un grande magazzino che diventa monumento della città, ma anche terreno di lavoro e sogno per tante donne? L’autrice, storica dell’arte, intreccia documentazione e invenzione narrativa per restituire alla Rinascente una storia che è anche la storia di Milano e delle sue protagoniste femminili.

Trama e struttura

La vicenda si apre nell’agosto 1943, con Milano bombardata e il Duomo mutilato dall’offesa bellica. In quel caos, due figure (una donna matura, una più giovane con una bambina in braccio) si fanno strada tra le macerie per verificare l’integrità del grande magazzino. Anche la Rinascente è stata colpita. È un incipit che rende subito chiaro che la guerra e il disastro urbano non resteranno solo sfondo, ma si insinueranno nelle vite private. Da lì, il romanzo riavvolge la trama nel tempo. Dal 1889, quando i fratelli Bocconi fondano il negozio, passando per il passaggio alla famiglia Borletti, fino al Novecento e ai travagli della modernità.
Tre generazioni di donne, Bice, che da bambina scopre per la prima volta la meraviglia delle vetrine; Eleonora, che cresce tra le scale mobili, la sartoria interna e l’emergere del gusto moderno; Cristina, che eredita i sogni e le sfide di quelle che l’hanno preceduta, incarnano il legame tra vita familiare e innovazione commerciale. Le loro vite si specchiano nel grande magazzino tra salite e discese, cambiamenti, resistenze e alleanze.

Temi e spunti centrali

Uno dei grandi temi è l’emancipazione femminile. Le protagoniste non sono spettatrici, ma attive costruttrici di un destino che si misura con le regole economiche, culturali, sociali del tempo. Il lavoro, la moda, l’artigianato, il ruolo delle operatrici delle scale mobili o delle sarte nei piani alti del magazzino diventano terreno per raccontare una storia bellissima che si fa simbolo di libertà. L’autrice riesca a dare vita a figure femminili articolate e responsabili, che non si piegano al cliché.

Un altro tema è quello storico / civico. La Rinascente non è solo negozio ma istituzione urbana, con innovazioni che hanno segnato Milano, come l’illuminazione elettrica delle vetrine, le scale mobili, il design, campagne pubblicitarie, identità visiva, elementi che ci raccontano i segreti del grande magazzino simbolo milanese, attingendo dall’Archivio storico della Rinascente e a interviste di chi quel magazzino lo ha vissuto in prima persona.

Un terzo filo è quello della memoria collettiva. Le scale sono metafora del tempo che scorre, dei gradini della storia, delle trasformazioni sociali; ogni vetrina, ogni reparto, ogni dettaglio assume valore simbolico. Le “ragazze della Rinascente” sono custodi di ricordi, testimoni del passaggio tra epoche, da un’Italia agraria a una nazione industrializzata e consumistica.

Stile, tono e narrazione

Cavagna di Gualdana adopera una scrittura elegante e calibrata, con l’uso di dettagli evocativi, alternando momenti di calma a quelli più vivaci, il tutto filtrato dagli occhi delle protagoniste che afferrano atmosfere, materiali e odori. L’autrice è molta precisa e attenta nell’evocare scenari e protagoniste senza indulgere mai nella retorica. Le scene belliche, la distruzione del Duomo, il ritorno fra le rovine, si alternano a giornate di lavoro, passioni sottili, tensioni famigliari. Il risultato è un romanzo ambizioso ma intimamente umano.

Se pure qualche transizione narrativa appare rapida (cambi generazionali che accelerano, salti temporali che richiederebbero più respiro), la credibilità dei personaggi e la forza della materia storica compensano. Il lettore entra dentro un gruppo famigliare che vive la Storia senza sconti.

Perché leggere Un milione di scale

Un milione di scale è un libro che parla al presente e ci ricorda che dietro ogni marchio, ogni oggetto, ogni vetrina, ci sono vite, desideri, mani che hanno creduto in un sogno. È un inno al potere delle donne, all’orgoglio di costruire dal basso, all’idea che un grande magazzino può essere luogo di aggregazione ma anche spazio per sentirsi liberi. Per chi ama le saghe ambientate in città, gli intrecci tra industria e identità personale, le voci femminili che narrano non da margini ma dal centro. È la Milano che cresce, che cade, che si reinventa, e lo fa attraverso le generazioni di donne che salivano e scendevano scale… un “milione” di volte.

1200 630 Sara Prian