Quattro donne di Emilio Jona

Quattro donne di Emilio Jona, la recensione

C’è una straordinaria delicatezza nella prosa di Emilio Jona. In Quattro donne, edito da Neri Pozza nella collana I Narratori delle Tavole, l’autore biellese classe 1927 recupera dalla memoria frammenti di un passato doloroso per costruire un monumento letterario all’eroismo quotidiano.

Non si tratta di un libro sulla Shoah nel senso più convenzionale del termine, quanto piuttosto di un affresco intimissimo su figure femminili che, nel 1943, salvarono la famiglia Jona dalla deportazione.

È un racconto che si muove tra Storia e storie, dove la dimensione privata diventa universale, e il coraggio silenzioso di chi agì senza pensare alla propria gloria trova finalmente voce attraverso una narrazione insieme etica e lirica, capace di restituire dignità alla memoria.

Una scrittura che restituisce dignità alla memoria

Jona costruisce il suo romanzo come un inno polifonico, dove le quattro voci femminili si alternano e si intrecciano senza mai sovrapporsi. Cecilia, la domestica veneta arrivata con una valigia di cartone e un unico abito rattoppato, diventa madre adottiva di Cianino, il più piccolo dei fratelli Jona.

Teresa e suo marito Fiorenzo accolgono invece Giulio, regalandogli giorni di serenità apparente in un’epoca di abbandoni e paura, fino a quando un delatore non spezzerà quell’equilibrio fragile. Marì, con il suo sguardo franco e la sua storia brasiliana, nasconde Emilio tra le montagne del Biellese, mentre Delfina, l’impiegata dello studio dell’avvocato Jona, tiene unite le fila di una famiglia dispersa, trasformandosi in quel cordone ombelicale che garantì la sopravvivenza di tutti.

Ognuna di queste donne porta con sé un universo di rinunce, scelte coraggiose e affetto. Jona non cede mai alla retorica dell’eroismo, preferendo invece raccontare gesti semplici che, proprio per la loro spontaneità, assumono un valore ancora più straordinario.

La fedeltà di queste figure nasce da un sentimento profondo e istintivo, ovvero la capacità di riconoscere l’altro come essere umano, degno di protezione e rispetto. È questa dimensione etica a rendere questa breve opera così potente.

L’architettura narrativa e i temi universali

Dal punto di vista strutturale, Quattro donne si presenta come un testo stratificato, dove passato e presente dialogano continuamente attraverso la voce narrante dell’autore stesso. Non è un romanzo di finzione, ma nemmeno un memoir tradizionale- Possiamo collocarlo in quella zona limite dove autobiografia e letteratura si fondono, creando un linguaggio capace di superare la semplice testimonianza.

Le quattro donne emergono dai ricordi con una nitidezza fotografica, eppure mai completamente definite. Jona rispetta la loro riservatezza, evitando di invadere zone che loro stesse avevano scelto di mantenere private. Questo approccio conferisce al racconto una qualità quasi sacrale, come se ogni parola fosse pesata con cura per non tradire la fiducia di chi, decenni prima, aveva messo a rischio la propria vita.

I temi che attraversano il romanzo sono molteplici, dalla memoria come dovere morale, al valore della testimonianza, ma soprattutto è una riflessione sul significato di coraggio in tempi bui. Jona ci ricorda che spesso sono le persone più umili, quelle prive di potere e riconoscimenti, a compiere gli atti più nobili.

Un’opera che dialoga con il presente

Quattro donne è un libro importante, non solo per chi si interessa alla letteratura sulla Seconda guerra mondiale, ma per chiunque voglia riflettere sulla complessità delle scelte umane in situazioni estreme.

Emilio Jona, con la sua carriera poliedrica di avvocato, poeta, saggista e studioso della cultura popolare, porta in questo romanzo tutta la sua esperienza e sensibilità. La sua prosa, elegante senza essere manierata, riesce a essere accessibile pur mantenendo profondità e rigore.

Non cerca effetti facili o colpi di scena, ma costruisce pazientemente un mosaico dove ogni tessera ha il suo posto preciso. Il risultato è un’opera che si legge con partecipazione emotiva ma anche con rispetto, consapevoli di trovarci di fronte a un documento letterario di grande valore.

In tempi in cui la memoria rischia di svanire con la scomparsa degli ultimi testimoni diretti, romanzi come questo svolgono una funzione fondamentale. Non solo conservano il ricordo, ma lo trasformano in narrazione condivisibile, capace di parlare alle generazioni future. Quattro donne è, in definitiva, un libro sulla gratitudine e sul debito impagabile verso chi, senza chiedere nulla in cambio, scelse di stare dalla parte giusta della Storia.

Ringrazio Neri Pozza per la copia ricevuta che mi ha permesso di fare questa recensione

1200 630 Sara Prian